La fine della guerra in vista
1944
Le comunicazioni personali sono riaparte da Fermi con una lettera manoscritta, spedita da Chicago il 15 Agosto 1944:
Caro Edoardo, ho avuto recentemente tue notizie da Fubini di ritorno dall'Italia. Ora che le comunicazioni postali con Roma sono ufficialmente riaperte spero che questa lettera abbia una buona probabilità di arrivarti.
Dopo alcuni commenti personali, tra cui la menzione della morte di suo suocero ad Auschwitz, Fermi esprime una certa speranza per il futuro:
Mi ha fatto molto piacere il sentire che tu e Wick sperate di poter organizzare presto la ripresa del lavoro scientifico, e che considerate l'avvenire con un certo ottimismo. Giudicando la situazione da questa riva dell'Atlantico ho talvolta la speranza che la ricostruzione dell'Italia possa forse essere meno difficile di quella di altri paesi europei. Certo il fascismo è caduto in una maniera così misera che non mi par possibile che abbia lasciato alcun rimpianto. [...] La piega degli avvenimenti sembra tale da giustificare la speranza che forse la fine della guerra non sia più molto lontana. Forse sarà possibile rivederci in un avvenire ragionevolmente prossimo.
In una lettera successiva di Amaldi a Fermi, del Luglio del 1945, traspaiono chiaramente gli sforzi e le difficoltà quotidiane legate alla ricostruzione.
L'altro ieri ho ricevuto le riviste, cosa che ci ha riempito tutti di gioia; vi potrà sembrar strano ma questi fascicoli oltre alla loro evidente diretta utilità per noi rappresentano un pezzetto di mondo migliore. Ti ringrazio del tuo interessamento per farcele mandare.
Qualche giorno fa è arrivata a Ginestra una lettera di Lalla che annunciava la spedizione di lana per i ragazzi; grazie anche di questo. Ginestra scriverà a parte a Lalla.Tra le altre cose, Amaldi deve trovare un sostituto di Rasetti, il quale si è trasferito in Canada durante la guerra ma formalmente mantiene ancora una cattedra in Italia.
Amaldi commenta il distacco di Rasetti dalla ricerca in fisica:
Vorrei che fosse ben chiaro che non è che noi ce l'abbiamo minimamente con Franco ma solo che non vediamo la ragione di avere un professore di spettroscopia che abita a circa 6000 miglia cercando trilobiti.